Tutto come prima (o quasi)

E niente. Fa caldo. La gente esce per andare a fare la spesa. O per gustarsi il mare. O perché in casa fa già troppo caldo. Il paese vive un normale giorno d’estate imminente. E va bene così.

Passa una notte, passa un intero giorno. Si consuma tutto, finanche la curiosità. E volano via i nastri di plastica posizionati dai militari della Benemerita per non far avvicinare i curiosi al luogo dell’ultimo e clamoroso omicidio. Poche ore ancora e la normalità torna sovrana ovunque.

Nella Calafrica della Ndrangheta padrona muta, digerire è un verbo ricorrente. Poche ore e tutto scivola via. Del resto, poi, “e noi che c’entriamo? E se si ammazzano tra loro. E manco lo conoscevo io quello…” – un oceano di ovvietà vili fa naufragare ciò che ancora resiste sulla spiaggia della ragionevolezza. Ci vuole poco per scrollarsi di dosso peccati e sensi di colpa.

E no, cari amici. Si ammazzeranno pure tra loro ma lo fanno a un metro dalle nostre case. E forse perché si decidono i nuovi padroni occulti di queste nostre Periferie. E se non li conosciamo non è certo un pregio, ma un difetto terribile, una mancanza assoluta: abbiamo l’obbligo di essere consapevoli. E di urlare il nostro sdegno se in piena mattina, nel cuore di un nostro paese, si spara e si uccide. Se no siamo complici. Siamo tra loro pure noi.

Non è tutto come prima. O quasi. Non lo è da tanto, troppo tempo. Non lo è facendo finta che non sia successo nulla. Non lo è parlando del calciomercato o dei chili da levarsi per la prova costume. Non lo è… e basta. E il silenzio assordante che torna prepotente in terra di Calafrica non è uno scudo, non è rassegnazione o speranza. Non è un bene.

Si chiama omertà. Ed è il primo passo verso l’ennesimo baratro della Storia locale. Il resto è ipocrita mafioseria. A tutti i livelli, per tutte le stagioni: fino al prossimo morto ammazzato. E all’eco generale del “finché lo fanno tra loro“…

Emilio V. Panio

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