L’estate, una valigia e mille sogni

Vedo il mare che pian piano diventa sempre più blu, si riflette sempre meno nei miei occhi, sembra non trasmettere più nulla. Vedo gli ombrelloni tutti chiusi e sento il vento fischiare forte.Sento genitori urlare contro i figli, senza interruzione, di non gettarsi in acqua. Ed è anche questa la vita reale: sempre un passo indietro rispetto alle cose cattive, o meglio, da quelle che vengono definite tali, ma che in realtà non sono sempre così.
Alcune possono inghiottirci in un solo boccone, proprio come le onde, e chi lo sa se saremo in grado di ritrovare i nostri passi. L’estate forse è fatta per smarrirsi un po’, è fatta per perdersi, per non pensare, per ridere. Quindi dovresti iniziare ad amare la tua risata e a non criticare sempre quella altrui.
L’estate è fatta per poltrire sotto l’ombrellone quando il sole è forte, per sudare durante una partita di calcio, eppure resistere: è fatta per bere e dimenticarsi di tutto il giorno dopo, dimenticarsi anche che in un Paese senza futuro come il nostro poltrire è l’unica cosa che ci viene impartita.
Alcuni sono eccellenti nel calpestare ogni nostro sogno, specie se è più alto della realtà in cui viviamo. Calpestano i desideri stando dietro una scrivania, con una valigetta e infiniti libri da leggere poiché ci voglio tutti uguali, copie identiche senza personalità, un sorriso falso e un modo di pensare che non ci appartiene neppure.
Ci insegnano solo che ogni persona che ha un posto importante in Italia in realtà è raccomandata e il pensiero che abbia studiato almeno un po’ non passa nemmeno per la testa. Ci insegnano a sottopagare, picchiare e uccidere una persona di colore, solo perché è nera. A tenere la borsa stretta tra le mani quando passiamo loro vicino.
Ci insegnano a mettere gli zaini sui sedili vuoti dei pullman solo per non far sedere qualcuno indesiderato vicino a noi. Alcune persone sembra sappiano solo lamentarsi del cattivo odore che una persona ha, ma mai del cervello poco sviluppato che possiede chi critica. Ci insegnano a non amare, perché non possiamo amare chi vogliamo. Non possiamo amare una persona simile a noi, che però ci rende felice.
Dobbiamo nasconderci e fingere, fingere di non essere chi siamo in realtà: dobbiamo ogni volta diventare chi gli altri vorrebbero che noi fossimo, ma non è così. Ci insegnano a nasconderci: se solo provassimo ad esporci un tantino verremmo picchiati e umiliati sui Social.
Ci insegnano che due donne o due uomini non possono avere figli perché quest’ultimo vivrebbe male, ma non insegnano a chi i figli può averli a non ucciderli o scaricarli in bidoni dell’immondizia, spengono la felicità di chi prova a costruirsela.
Mi metto nei panni di chi la mattina si sveglia, e si sveglia con il costante terrore di non poter baciare chi ama e camminare per le vie stringendogli la mano. Mi metto nei panni di chi non sa nemmeno se si sveglierà il giorno seguente, o dove si sveglierà. Perché le persone che credono nel miglioramento sono poche.
Mi metto nei panni dei giovani che per trovare un lavoro solido, per il quale hanno lottato, e devono comprare ogni volta un biglietto aereo: alcune volte le valigie non sono abbastanza e ognuno di noi lascia nella sua stanza, nella quale ha immaginato i sogni più belli, più in grande, qualche abito, qualche paia di scarpe… ma anche un pezzo di cuore, quello non dimenticherai mai, perché la tua terra rimane sempre tale, anche se ti ha costretto ad andare via.
Tanti adolescenti sognano di viaggiare e girare il mondo. Tutti hanno il desiderio di andare via da qui, con la speranza che quel biglietto aereo possa essere usato al più presto.
Tutti ormai si tatuano l’aereo, pronti a voltare pagina. Se davvero è così, mi chiedo cosa in realtà ci abbia lasciato la nostra piccola ma grande casa, se non le radici e la voglia di diventare qualcuno.

Ileana Mazzei

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *