L’angoscia jonica di essere giovani

Mi chiedono: “Parla dei giovani di qui“. E io apro il mio diario.
Allora… Qualche sera mi prende un po’ la malinconia e allora scrivo come se muovere le mani mi concedesse di respirare meglio. Alcune volte penso a quanto le persone abbiamo fatto per me, amici e familiari, e quanto poco, alcune volte, riesca ad esserne grata.
Probabilmente essere consapevoli di sé e di tutto è un passo grande: ma d’altronde, uno non riesce sempre ad esprimersi quando è in piazza, davanti al caffè bollente dove il fumo copre metà viso, quando prende sempre per prima due bustine di zucchero perché ha paura che sia troppo amaro e non vuole fare brutte smorfie… pure tu, che non riesci ad indossare mai una maschera, tu che in preda all’imbarazzo accedi una sigaretta, anche se la maggior parte delle volte sei senza l’accendino.
Devi capire che non sempre si possono regalare poesie alla gente, anche se scrivere riesce a renderti pura e felice. Quante cose hai dentro e avresti voglia di buttare fuori come fumo. Quante volte hai creduto di non aver commesso errori eppure hai chiesto scusa, quante volte sei stata sottovalutata eppure sei rifiorita.
Quante volte hai permesso al tuo istinto un po’ permaloso di uscire fuori: ti ha negato un abbraccio, qualcuno avrà pensato di non conoscerti. Quante volte sei rimasta nel tuo piccolo mondo, dove il cielo è ancora blu, molto blu… che poi è il tuo colore preferito perché ti fa pensare a quanto sia immensa la vita e a tutte le volte che le cose potranno e dovranno ancora cambiare.
Eh sì, apro il mio diario e vi parlo dei giovani. Parto dal mio piccolo mondo dove la felicità non è mai cessata, perché non voglio credere che un giorno potrà scomparire, non voglio credere che alcune lotte della grande politica siano state perse. Non voglio credere a chi dice che chi ha i soldi in realtà è avaro e senza amore, perché non bisogna fare di tutta l’erba un fascio.
Non voglio credere al fatto che in Italia non ci siano posti dove vivere per qualche straniero e neppure che loro ci ruberanno ogni cosa perché fondamentalmente non c’è rimasto neanche un po’ d’amore. E probabilmente dovrei pentirmi di tutte quelle volte in cui ho pensato che ogni gesto nei miei confronti, ogni attenzione a me regalata fosse finta. Però allo stesso tempo mi pento delle volte in cui ci ho creduto fino alle ossa.
Spesso si sente il bisogno di cambiare aria o addirittura stravolgere la nostra vita: ma la verità, forse la mia verità, è che se non impariamo a stare bene con noi stessi non potremmo mai stare bene con nessun altro. Mi guardo attorno e vedo gli altri della mia età con gli occhi persi nel vuoto perché hanno i miei stessi pensieri, la mia paura e i mille dubbi d’una ragazza qualunque.
Vi ho saputo raccontare dei giovani di qui? Ora ne sapete qualcosa in più?…

Ileana Mazzei

2 commenti su “L’angoscia jonica di essere giovani”

  1. Davvero belle parole ma soprattutto e il fascino della realtà che si trova in questo capitolo.brava anche se sono un povero operaio agricoltore davanti a me vedo e vivo solo di poverta e queste parole suscita in me la voglia di andare avanti senza mai abbattersi.complimenti mi piacerebbe incontrarla di persona.arrivederci

  2. Dei giovani e degli stranieri se ne s parla, mai che si consenta loro di esprimersi in uno spazio pubblico dove possono esprimersi liberamente. Grazie Emilio per averglielo offerto tu.

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