Cristo, la Calabria e una brutta leggenda

Ci sono anziani del Sud Italia che non hanno dubbi. Specie se viaggi per il Golfo di Taranto tra la Basilicata e la Puglia. Puntano il dito verso il confine con Rocca Imperiale e sentenziano, decisi: «I calabresi hanno ucciso Gesù Cristo».È un dire popolare diffuso in alcune campagne materane, per esempio. Una leggenda (affatto veritiera) che i più anziani conservano nella propria memoria. Una credenza capace di rendere antipatica la Calabria già nelle case dei propri vicini. Pure se non sempre è chiaro il senso di un simile sentimento. Come non lo è la base – culturale e storica – di un atteggiamento del genere. Perché una diceria del genere non può avere fondamento. O no?
Invece no, appunto. Qualcosa c’è alla base di questo sentire popolare. E se pugliesi e lucani ne sono sicuri – «Loro sono stati ad ammazzarlo» – la cosa non è casuale, non è dettata da una semplice antipatia da vicinato. Un mozzicone di riprova storica, in effetti, fa forte questa tesi. Tanto da scomodare perfino qualche insigne studioso moderno della Passione di Cristo e della sua tradizione orale e scritta nei secoli.
Tutto parte da una prima analisi scientifica fatta a riguardo dal linguista Gianfranco Morra. È così interessante la teoria dello studioso da finire sul quotidiano Libero, il 28 febbraio 2004. È un’analisi che tende a capire chi erano i componenti della Legione romana presente a Gerusalemme nella Pasqua in cui viene ucciso Gesù di Nazareth. Deve trattarsi, comunque, di gente proveniente dall’Occidente. Ma chi sono quei soldati, da dove vengono?
Prima Morra e poi l’altro studioso Miska Ruggeri hanno la loro risposta precisa a quest’interrogativo. Con lo stesso Libero che spara a tutta pagina un eloquente «Ma quali Ebrei e quali Romani. Gesù l’hanno ucciso i Calabresi». Eccola la famosa origine della credenza popolare appulo-lucana, quindi. C’è una tradizione storica in tal senso o, al limite, qualcosa di molto simile a un evento storico cui poter dare credito nello specifico caso.
Vediamo di cosa si tratta nel dettaglio. La teoria firmata Morra-Ruggeri indica nella Legio X Fretenis il drappello di legionari italici al comando di Ponzio Pilato nei primi decenni del I secolo dopo Cristo in terra d’Israele. In particolare, all’epoca della condanna a morte di Gesù, proprio questi soldati avrebbero il compito di gestore l’ordine pubblico a Gerusalemme. Tra i loro compiti c’è, manco a dirlo, quello di eseguire le varie condanne penali decise dal governatore romano.
Per questo sarebbero proprio loro, in quella fatidica primavera del 33 dopo Cristo, a condurre l’Uomo di Nazareth verso il Calvario, attraverso la folla in tumulto di Gerusalemme. E sempre loro porterebbero a compimento la sua condanna a morte. Calabrese sarebbe, dunque, pure il soldato che con la lancia perfora il costato di Gesù per vedere se è vivo o morto: quel Longino che, dopo questo gesto, sarà consegnato alle più misteriose leggende paleo-cristiane. E il cui nome è tuttora legato alla saga del Santo Graal.
Ma come mai dei calabresi sono a Gerusalemme in quella stessa primavera della Passione? Morra e Ruggeri spulciano nei documenti dell’Impero del I Secolo avanti Cristo, stavolta, per rispondere a questo ulteriore quesito: nel 40 ci sarebbe un arruolamento ad hoc nella provincia di Reggio Calabria. È tuttavia, questa, una delle tante occasioni in cui viene attestata una simile evenienza. C’è altro, in effetti, da prendere in considerazione per venire a capo del rebus.
Quest’altro è relativo alla resistenza opposta all’avanzare degli antichi Romani nel Sud Italia da parte dei Brettii o Bruzi, come li conosciamo oggi. Sono costoro gli abitanti della parte nord della Calabria, seppure più verso l’interno, che non accettano la dominazione romana e si schierano in armi contro la nuova capitale del mondo antico. Lo fanno finanche stringendo delle alleanze con i peggiori nemici di Roma. Fino a un patto che di fatto ne decreterà la fine e la persecuzione.
Dobbiamo fare un salto all’epoca delle Guerre puniche per arrivare alla fine della nostra ricerca. Pare che la resistenza anti-Roma porti i Bruzi a stringere un’alleanza con la Cartagine di Annibale. È una decisione, quest’ultima, che costerà cara alla Calabria settentrionale perché, battuto Annibale, i Brettii saranno deportati nella loro stragrande maggioranza. Tra di loro in molti chiederanno di diventare legionari, così da non essere schiavi. Roma li accontenterà. Ma a duro prezzo.
Le Legioni bruzie, infatti, verranno spedite negli angoli più a rischio dell’Impero del I secolo dopo Cristo. Comprese le terre orientali di Roma, dove era maggiore il rischio di insurrezione. Compresa una città dove diversi predicatori mettevano a rischio il potere romano. Così a Gerusalemme. E proprio al tempo di Gesù Cristo.

(https://roges.forumfree.it/?t=47379031)                                                Emilio V. Panio

Ma pure no: perché questa doppia tesi di Libero viene contestata da altre analisihttp://www.academia.edu/469779/I_calabresi_crocifissero_Cristo_Tutte_sciocchezze. Resta la diceria appulo-lucana: perché certi accenti sono duri a morire. Sempre. E Voi, cosa ne pensate?

Un commento su “Cristo, la Calabria e una brutta leggenda”

  1. Gli eserciti romani a partire dal I secolo a.c. sono più feroci di quelli che li precedettero, a causa del loro reclutamento regionale, nonché della loro origine sociale. Sono quei soldati che durante le guerre civili si distinsero per la loro ferocia nei confronti degli stessi romani. L’esercito romano del primo secolo è quindi formato non più da cittadini romani ma da italici, tra cui figurano anche i Bruzi, antichi abitanti della Calabria, a cui era stata concessa la cittadinanza. Non è escluso che le legioni formate da questi soldati, famosi per la loro ferocia, siano state mandate nell’antica Israele a tenere a bada un popolo turbolento come quello ebraico. Quando ci si riferiva a questi soldati si diceva: ” questi culi terrosi, o piuttosto queste bestie, perché è lecito domandarsi se sono degli uomini” (Filippiche, VIII, 9, 10, 22).

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